Indice:
  1. Ipertesto
  2. Cos'è l'ipertesto?
  3. Gli ipertesti e gli ipermedia
  4. A world wide web of words... quando un testo diventa ipertesto
  5. L'ipertesto
  6. Il concetto di ipertesto
  7. Principi dell'ipertesto
  8. Testo e ipertesto
  9. Nuove strategie di scrittura e di lettura
  10. L'ipertesto... secondo me
  11. L'ipertesto: storia e significato
  12. Sfogliando le pagine dell'ipertesto
  13. Consigli per la creazione di un ipertesto
  14. Aspetti problematici di un ipertesto
  15. Vantaggi di un ipertesto
  16. L' ipertesto letterario
  17. Ipertesti off line vs ipertesti on line
  18. Come nasce un Ipertesto?
  19. Ipertesto


1. IPERTESTO



In informatica,è un metodo di presentazione delle informazioni nel quale: testo, immagini, suoni e animazioni vengono collegati in un tessuto complesso e non sequenziale di associazioni, in modo da permettere all'utente di spostarsi tra argomenti correlati, indipendentemente dall'ordine in cui questi vengono presentati. I collegamenti possono essere stabiliti sia dall'autore di un ipertesto sia dall'utente, a seconda degli scopi del documento stesso. Negli articoli di Encarta, ad esempio, l' utente può spostarsi per mezzo dei collegamenti ipertestuali (link), evidenziati dalle parole in colore diverso, scegliendo un proprio percorso di ricerca: richiamando la parola ferro in una voce, viene condotto all' articolo specifico sull' elemento metallico e da qui può aprire la voce tavola periodica, o metallurgia, o ancora età del Ferro.
La H che compare all' inizio delle sigle HTTP, HTML sta per Hypertext, in italiano Ipertesto.
La prima idea dell' ipertesto viene fatta risalire all' articolo “ As we may think” scritto nel 1945 da Vannevar Bush, un fisico che cercava un metodo di organizzazione delle molte informazioni a disposizione della società tra le quali è molto difficile orientarsi. Bush immaginò una macchina ideale che chiamò Memex: questa consisteva di un gran numero di pagine memorizzate su microfilm; l' utente aveva la possibilità di creare direttamente nelle pagine collegamenti diretti verso altre pagine secondo una logica associativa.
Bush considerava innaturale e poco intuitiva la tradizionale struttura ad indice (gerarchica) presente in libri, antologie, manuali, sostenendo che la mente umana non funziona secondo questa logica gerarchica ma, piuttosto, secondo una logica associativa che il Memex cercava di imitare.
L'idea di Bush restò sulla carta fino a quando il termine fu coniato nel 1965 da Ted Nelson per indicare documenti caratterizzati da una struttura non sequenziale delle idee, in alternativa al formato logico-sequenziale tipico dei libri, dei film e dei discorsi.
L'intenzione di Nelson era quella di creare un testo elettronico "che si dirama e consente al lettore di scegliere [...] percorsi diversi a seconda delle loro attitudini o del corso dei loro pensieri"(progetto xanadu) (T.H.Nelson). In relazione a quest' ultimo punto, sono molti gli studiosi che ritengono che la struttura logica dell' ipertesto sia particolarmente adeguata alle attività di apprendimento, in quanto del tutto simile allo sviluppo della conoscenza che è tutt' altro che lineare e sequenziale.
Il prefisso "iper" ha un significato matematico; così come un iperspazio è uno spazio a molte dimensioni, così l'ipertesto vuole essere un testo a molte dimensioni in contrapposizione al tradizionale testo lineare che di dimensioni ne ha in effetti una sola. Il modello a cui pensava Nelson, come del resto Bush era quello dell'enciclopedia, un insieme di pagine organizzato non solo gerarchicamente o sequenzialmente con un indice, ma che permettesse anche collegamenti ipertestuali tra una pagina e un'altra logicamente connessa a quella.
Nel 1989 il fisico inglese Tim Berners-Lee mise finalmente in pratica l' idea di ipertesto applicandola alla già esistente rete Internet: chiamò web (inglese per ragnatela) quella rete di computer che realizzano un ipertesto a scala mondiale; di qui la sigla WWW: world wide web, ragnatela a scala mondiale. Sempre Tim Berners-Lee creò le sigle HTTP (il protocollo di trasmissione degli ipertesti sul web) e HTML (il linguaggio per la realizzazione degli ipertesti).
Rispetto alle precedenti tecniche di lettura in rete, la digitalizzazione introduce una piccola rivoluzione copernicana: non è più il navigatore a seguire le istruzioni di lettura spostandosi fisicamente nell' ipertesto, sfogliando le pagine, spostando pesanti volumi, percorrendo la biblioteca, ma vi è ormai un testo mobile, caleidoscopico, che mostra tutte le sue facce, gira, si piega e si spiega a volontà di fronte al lettore. Oggi si sta inventando una nuova arte dell' edizione e della documentazione che cerca di sfruttare al meglio l' inedita velocità di navigazione tra masse di informazioni condensate in volumi sempre più piccoli.


Secondo lo studioso Lèvy l' ipertestualizzazione è il movimento contrario della lettura, nel senso che produce, a partire da un testo iniziale, una riserva testuale e degli strumenti compositivi che consentiranno al navigatore di progettare infiniti altri testi.
L' ipertesto non è deducibile logicamente a partire dal testo originario, ma è il risultato di una serie di decisioni: regolazione della grandezza dei nodi e dei moduli elementari, disposizione delle connessioni, struttura dell' interfaccia di navigazione.
Esso sarebbe costituito da nodi (gli elementi d'informazione, paragrafi, pagine, immagini, sequenze musicali, ecc.) e da collegamenti tra questi nodi (riferimenti, note, link, "pulsanti" che indirizzano il passaggio da un nodo all'altro).
Secondo un altro approccio, complementare, la tendenza contemporanea all' ipertestualizzazione dei documenti può essere definita come una tendenza all' indistinzione, alla parziale sovrapposizione delle funzioni di lettura e di scrittura!
L'affermazione dell' ipertestualità ha rinnovato completamente il rapporto, non solo tra lettore e testo, ma anche tra lettore e autore. Dinanzi ad un ipertesto, infatti l' utente ha un approccio completamente diverso con la conoscenza, in quanto ha la possibilità di decidere il percorso più adeguato alle proprie necessità, indipendentemente dall' ordine sequenziale imposto dall' autore di ogni testo.



Bibliografia

Microsoft ® Encarta ® 2006.



2. Cos'è l'ipertesto?


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L' ipertesto è un insieme di unità, eventualmente afferenti a differenti sfere percettive, la cui sequenza di fruizione non e rigorosamente sequenziale, nè determinata in modo completo dall'autore, ma che permette invece gradi di libertà al fruitore stesso nella determinazione della selezione dei possibili percorsi. Questa strutturazione avviene per moduli (cioe' attraverso un numero variabile ed espandibile di unità di informazione di vario genere dette nodi) collegati in una struttura reticolare di forma varia da legami logici (links). Ogni nodo è un' unità linguistica e comunicativa autosufficiente.
La scelta fra i link consente percorsi non sequenziali di fruizione dell' ambiente informativo: spostamenti individualizzati guidati dall' interesse del "lettore", propri del pensiero associativo, che costituiscono la navigazione e possono consentire l' attivazione di processi cognitivi, metacognitivi e culturali di alta valenza in ambito didattico (in un processo di lettura, ma soprattutto di scrittura).
Un' alta possibilità di navigazione tra le diverse unità di informazione, l' accessibilità a un nodo da molteplici percorsi e il grado di interattività consentita all' utente sono tra le principali caratteristiche di bontà che devono essere considerate nella valutazione di un software ipertestuale.

organizzazione lineare dell'i nformazione

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Organizzazione non lineare (reticolare)
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Ipermedia - Multimedia
Mentre in un ipertesto le associazioni avvengono solo fra elementi linguistici (parole, frasi), in un ipermedia/multimedia questa possibilità viene ampliata ed estesa anche ad elementi costituiti da immagini statiche, immagini dinamiche, musica e suoni.



3. GLI IPERTESTI E GLI IPERMEDIA



L' ipertesto viene comunemente definito come un esempio di testo non lineare in cui le informazioni non vengono date sequenzialmente, ma sono collegate tra loro attraverso una serie di legami; il lettore può così passare da un informazione all' altra seguendo un proprio percorso di studio.
L' idea di base dell' ipertesto è di consentire al fruitore un libero collegamento fra informazioni poste in punti diversi dello stesso documento e di permettergli una consultazione personalizzata, lasciandosi guidare soltanto dalla logica del pensiero. L' ipertesto, al contrario del testo tradizionale, ci costringe ad una lettura non sequenziale, ma per centri di interesse.


Per la sua struttura l' ipertesto si avvicina molto al metodo con cui l' uomo acquisisce le sue conoscenze; infatti le idee concepite dalla mente umana non nascono mai in forma già definita e completa, sono, piuttosto, il risultato di una progressiva eleborazione delle idee, per lasciare posto ad un' esposizione lineare e sequenziale.
L' ipertesto, invece, consente all' autore di creare collegamenti tra differenti informazioni e lascia libero il lettore di percorrere liberamente la ragnatela del pensiero.

E' bene innanzitutto precisare che, di fatto, oggi gli ipertesti sono di solito degli ipermedia anche se si continuano a chiamare con il primo nome.

Con il termine ipermedia comunemente si intende un sistema che applica metodi e tecniche ipertestuali alla gestione di informazioni di natura multimediale; in altri termini, l' ipemedia è un prodotto che usa simultaneamente le possibilità dei media disponibili sul computer, integrando il tutto in un unico oggetto comunicativo. Le varie associazioni avvengono non solo con elementi linguistici, ma anche con altri sistemi simbolici: suono, grafica, immagine statica, immagine in movimento, animazione.

L' ipertesto e l' intermedia sono, dunque, un insieme di informazioni legate tra loro come in una speciale ragnatela. Il tessitore però, oltre a saper tessere i fili di collegamento tra eventuali testi, immagini e suoni, deve saper offrire gli adeguati strumenti per muoversi, cioè i pulsanti.

L' ipertesto è composto da un indice generale (mappa globale) che si trova sempre sulla prima pagina del documento.
Un documento ipertestuale-ipermediale è costituito inoltre da nodi e da legami.Quando i nodi sono solamente dei testi, si parla di ipertesto puro; se il nodo è "multimediale", l' ipertesto è diventato, come sopra specificato, ipermedia.

Il nodo altro non è che il modulo informativo, multimediale o non che compone l'ipertesto; i legami (link) servono a mettere in relazione i vari nodi e danno sempre la possibilità di ritorno al punto di partenza, cosicchè il lettore può iniziare la lettura da punti diversi del documento.

Un nodo ipertestuale è definibile come un' unità d' informazione che abbia autosufficienza comunicativa; può essere di natura verbale e non verbale (disegno, filmato, suono, schema, grafico etc.); la sua estensione può variare da una semplice parola ad uno schermata intera del computer o più. In genere, un nodo corrisponde a una videata o a una zona ciscorscritta di essa, ma non è l' estensione a caratterizzarlo, bensì la sua autosufficienza comunicativa.

Il legame è ciò che caratterizza la non linearità dell' informazione propria di un ipertesto. Si tratta, in sostanza, di un "qualcosa" che permette il passaggio da un nodo ad un altro, e che deve avere il requisito della riconoscibilità e della facilità d'uso. I link si realizzano mediante oggetti presenti sullo schermo.

L' ipertesto può presentarsi in diverse varianti, ma in genere è composto da bottoni di tipo testuale o iconico, che rappresentano i vari argomenti del documento. Il bottone ha, in genere, una "etichetta" che ne definisce il significato, ma talvolta può essere anche nascosto. Attivando uno di questi bottoni, passeremo subito all' informazione che cerchiamo o accederemo ad un sottoindice (mappa locale), strutturato più o meno come il primo.

Un altro modo per costruire i legami è quello che usa le "hot- word" (parole calde); in questo caso una o più parole del nodo fungono da collegamento a un altro nodo.

La combinazione di nodi e link realizza il prodotto ipertestuale. L' esplorazione di un documento ipertestuale viene chiamato con una metafora estratta dal linguaggio marinaresco, navigazione.

Navigare è molto semplice e intuitivo perché le interconnessioni sono di tipo associativo e consentono di incamminarsi su percorsi che il lettore stesso si costruisce a propria misura.

Per costruire un ipertesto non è strettamente necessario un computer; basta munirsi di fogli di carta, spago, colle e forbici e realizzare un "ipertesto artigianale", che risulterà però non sempre di facile consultazione.

Per costruire un ipermedia occorre, invece, un computer multimediale e un software specifico; nel nostro caso utilizzeremo Word e Power Point come suggerito dalla prof.

Rosella Serù



4. A WORLD WIDE WEB OF WORDS... quando un testo diventa ipertesto



Chi di noi, generazione di internet dipendenti, non si è mai chiesto cosa fosse realmente questo sterminato spazio di informazioni e divertimento senza regole e limiti?
Il nostro amato web è, in effetti, costituito in base a collegamenti ipertestuali realizzati attraverso semplici procedure informatiche accessibili a tutti. La definizione di ipertesto è: una forma testuale composta da blocchi di "scrittura" e immagini collegate da link, che permette una lettura multilineare ad effetto multisequenziale.
I testi sono in realtà disposti secondo un ordinamento reticolare, e attraverso i nodi, ovvero sotto unità dell' ipertesto stesso, si può accedere direttamente ad una qualsiasi altra sotto unità collegata. Il collegamento è permesso dai famosi link, legami arbitrari che l' utente gestisce liberamente e che permettono una consultazione personalizzata e più interessante da attuare. Un' altra caratteristica dell' ipertesto è che i testi in esso contenuti sono testi aperti, espandibili ed incompiuti. Un libro rimane immutato nel tempo, un ipertesto, al contrario, è un libro incompiuto in quanto lo si può integrare, si possono aggiungere altri elementi, cambiare la sua struttura o la sua veste grafica.

Costruzione di un ipertesto e sue fasi:


Per prima cosa bisogna scegliere l' argomento, il quale può essere di natura scientifica, letteraria, artistica, ludica, ecc..
La raccolta del materiale è il passo successivo.
La pianificazione della struttura è poi uno degli aspetti più importanti dell' ipertesto, poiché essa sarà l' interfaccia grafica del nostro progetto.
La pianificazione delle attività.
La definizione dei legami tra i nodi che si occupa di attualizzarne la struttura dei collegamenti.
L' ottimizzazione dell'ipertesto.



Bibliografia

DIGITOPROF- GIACOMO ASSENNATO ANGELO FRANCHINI-PARAMOND

Webliografia
http://www.ptaroni.com
http://www.alphacentauri.it

Tecnologia educativa
http://www.tecnologiaeducativa.it/tecnoedu/ambiti/ipermedia.htm
http://www.liceofoscarini.it/didattic/usability/ipertesto.html



5. L’ IPERTESTO



George P.Landow , autore del libro intitolato Hypertext 2.0, definisce l’ ipertesto come qualsiasi forma di testualità - parole, immagini, suoni - che si presenti in blocchi o unità di lettura collegati da link. Si tratta, essenzialmente, di una forma di testo che permette al lettore di abbracciare o di percorrere una grande quantità di informazione in modi scelti dal lettore stesso, e, nel contempo, in modi previsti dall' autore. Egli afferma che l' ipertesto è una forma di testo composta da blocchi di "scrittura" e immagini collegati da link, che permette una lettura multisequenziale.

Egli sostiene che c’è una relazione tra ipertesto e testo lineare che dipende dal tipo di tecnologie d’ informazioni che si usano. È chiaro che quando si comincia a scrivere un testo strutturalmente semplice si tratta - in genere - di un testo lineare. Tuttavia, appena un autore comincia a sviluppare registri più complessi in testi scritti a mano, ci si ritrova a confrontarsi con cose simili a note a piè di pagina in cui si cerca di rendere possibile l' aggiunta di ulteriori informazioni ad un testo lineare e in cui si cerca di avvicinare il più possibile il testo al lettore. Questo processo è molto simile, ma non del tutto identico, all' esperienza della lettura di un ipertesto.
Nonostante esista un legame tra l’ ipertesto e i testi lineari tuttavia c’è un insieme diverso di strategie o tecniche caratteristiche nel testo stampato rispetto al testo digitale, in particolare all' ipertesto.


Il modello di ipertesto più conosciuto è sicuramente il World Wide Web, tuttavia Landow nel suo libro discute molto fino a che punto il WWW sia un vero ipertesto. Infatti egli afferma che il WWW è una forma di ipertesto molto primitiva appiattita e ridotta. Invece forme di ipertesto che si possono considerare tali sono; Storyspace, Intermedia, Microcosm, Sepia nei quali si scrive con una tecnica simile al collage, si fanno esperimenti con forme di discussione, con l' uso di immagini e colori nei modi più diversi. Il WWW tende ad annullare tutto questo. Un' altra caratteristica necessaria per l’ ipertesto ma che manca nel WWW è un tipo di ipergrafico dinamico. Si tratta di un dispositivo che si attiva quando un lettore apre un link; tale dispositivo comunica al lettore dove lui può andare dopo. In sistemi che hanno dispositivi come questo, quali Storyspace, Intermedia, Microcosm, il lettore non si perde mai; si è sempre orientati, perché non soltanto si sa dove si può tornare, ma si conoscono anche i modi per andare avanti.


Storyspace fu inizialmente ideato da un gruppo molto interessante, composto di tre persone: John Smith era un famoso professore di informatica negli USA; Jay Bolter, un classicista, da allora è diventato un teorico molto importante della tecnologia dell' informazione; è l' autore di Turing's Man e di Writing Space. Infine, Michael Joyce, che è forse il romanziere e narratore di ipertesti più importante al mondo, certamente il primo scrittore di ipertesti di alto livello. Essi progettarono una specie di ambiente di scrittura che avrebbe consentito di realizzare esperimenti nello spazio elettronico. All' epoca chiamarono questo progetto "l' Intermedia dei poveri", nel senso che ha molte delle caratteristiche del grande sistema Intermedia senza averne il prezzo elevato. È un sistema autonomo, si usa essenzialmente con una sola macchina, anche se quest' ultima può essere messa in rete. Con lo Storyspace è molto facile creare i link, poiché non è necessario programmare niente. Inoltre, funziona con un'interfaccia grafica. In altre parole, se si vuole fare un link, si può usare il mouse per evidenziare una parola o una frase, si preme un tasto, poi si preme di nuovo dove si vuole che arrivi il link. Si può allora dargli un nome; si possono avere vari link contemporaneamente, e quando si selezionano, appare un menu che si forma automaticamente. In questo modo gran parte del lavoro è già svolto in modo automatico, ed è molto facile riconfigurare i link, cancellarli, rinominarli e così via.


Una delle funzione fondamentali dell’ ipertesto è l’ insegnamento.
Ci sono tre modi in cui è possibile utilizzare l’ ipertesto come insegnamento:
  1. Il primo è come grande biblioteca elettronica o strumento di riferimento attraverso cui gli studenti possono contestualizzare una determinata opera o fenomeno letterario e scoprire cosa succedeva nella società, nella teoria politica, nella critica letteraria di quel tempo.
  2. Il secondo modo è quello di usare l' ipertesto nella sua forma più dinamica come un ambiente di lavoro collaborativo che cambia continuamente; ogni studente può aggiungere il proprio testo alla biblioteca elettronica, cosicché gli studenti diventano automaticamente parte del testo. Ci si ritrova, in questo modo, ad aver creato una specie di appendice riassuntiva del corso.
  3. Il terzo modo è quello di usare l' ipertesto nell' insegnamento per sviluppare modi di scrittura, moduli retorici, per imparare come argomentare e come scrivere sia una prosa creativa e discorsiva nell' ambiente elettronico, sia in maniera ipertestuale ma facendo riferimento ad altre forme di testo digitale.

L' ipertesto piu' grande è Internet. Per ipertesto si intende un testo la cui lettura non segue un ordine imposto dall' autore, ma dal lettore.
Questo testo è caratterizzato da un collegamento con altri testi a cui il lettore puo' accedere scegliendo in maniera autonoma mediante link. Questa caratteristica lo rende anche interattivo.
L' interattività rispecchia lo sviluppo della nostra conoscenza, in quanto proprio come l' ipertesto, non è sequenziale.
L' approccio del lettore al testo è cambiato in quanto svolge un ruolo più attivo e libero. La libertà, nei poco esperti, crea anche smarrimento in quanto non hanno appunto un testo rigido.
Da questo rapporto autore /lettore vediamo che l' autore è indebolito in quanto non ha più il controllo sulla lettura.
L' ipersteso, a parte i suoi effetti, è comunque estremamente utile. Tutti infatti abbiamo almeno una volta nelle vita viaggiato in Internet che, come già citato, è il più grande ipertesto che consente di creare link in tutto il mondo con immagini, audio, ecc.
Creare oggi un ipertesto è estrememente semplice ed utile, in quanto molto apprezzato per fini didattici.



Webliografia

www.bibliotecadigitale.it



6. IL CONCETTO DI IPERTESTO



L' ipertesto è un insieme di testi o pagine leggibili con l' ausilio di un' interfaccia elettronica, in maniera non sequenziale, per tramite di particolari parole chiamate collegamenti ipertestuali (hyperlink o rimandi), che costituiscono un rete raggiata o variamente incrociata di informazioni, organizzate secondo diversi criteri, ad esempio paritetici o gerarchici, in modo da costituire vari percorsi di lettura.
Tutti gli articoli di Wikipedia, compreso questo, funzionano in quanto ipertesto.
Il sistema d' ipertesto più conosciuto e più ampio è certamente il World wide web di Internet, che utilizza il linguaggio HTML (HyperText Markup Language) per definire all' interno del testo istruzioni codificate per il suo funzionamento.
C'è chi fa risalire il concetto di ipertesto a Vannevar Bush che nel 1945 scrisse un articolo intitolato As We May Think nel quale descrive un sistema di informazione interconnesso chiamato Memex. Molti esperti non considerano tuttavia il Memex un vero e proprio sistema ipertestuale. Nonostante ciò, il Memex è considerato fondativo perché As We May Think influenzò direttamente ispirandoli i due americani universalmente riconosciuti come gli inventori dell' ipertesto: Ted Nelson e Douglas Engelbart.
Secondo Ted Nelson, che inventò il termine hypertext nel 1965, la definizione riveste un significato più ampio, coinvolgendo qualsiasi sistema di scrittura non lineare che utilizza l'informatica.
Nel 1980 il programmatore Bill Atkinson realizzò alla Apple HyperCard, un programma che gestiva in maniera semplice grandi quantità di informazioni sotto forma di testo o di immagini, dotato di un avanzato linguaggio di programmazione ipertestuale, HyperTalk. HyperCard fu uno dei più diffusi sistemi per produrre ipertesti prima dell' avvento del World Wide Web, malgrado fosse disponibile solo per la piattaforma MacOS. Nel frattempo crebbe progressivamente l'utilizzo di Microsoft Powerpoint su ambiente Windows.
Alla fine del 1990 Tim Berners-Lee, uno scienziato del CERN, inventò il World Wide Web per dare una risposta alla necessità espressa dalla comunità scientifica di un sistema di condivisione delle informazioni tra diverse università ed istituti di tutto il mondo. All' inizio del 1993 il National Center for Supercomputing Applications (NCSA) all' Università dell'Illinois rese pubblica la prima versione del loro browser Mosaic. Mosaic girava in ambiente X Window, populare nella comunità scientifica, ed offriva un' interfaccia di facile utilizzo. Il traffico web esplose, passando da soli 500 web server noti nel 1993 ad oltre 10.000 nel 1994 dopo la pubblicazione della versione che girava sia in ambiente Windows che MacOS.



Webliografia

Wikipedia




7. PRINCIPI DELL'IPERTESTO


IMG00010.gifPierre Lévy in Le tecnologie dell’intelligenza, propone sei principi fondamentali da tenere in considerazione per riflettere sull’ipertesto:

1. PRINCIPIO DI METAMORFOSI
La rete ipertestuale è continuamente in costruzione e rinegoziazione. Può restare stabile per qualche tempo, ma questa stabilità è essa stessa frutto di un lavoro. La sua estensione, la sua composizione e il suo disegno sono una questione permanente per gli attori coinvolti, che siano degli esseri umani, delle parole, delle immagini, dei tratti di immagine o di contesto, degli oggetti tecnici, delle componenti di questi oggetti ecc.

2. PRINCIPIO DI ETEROGENEITÀ
I nodi e i legami di una rete ipertestuale sono eterogenei. Nella memoria si troveranno delle immagini, dei suoni, delle parole, delle sensazioni diverse, dei modelli ecc., ed i legami saranno logici, affettivi . Nella comunicazione i messaggi saranno multimediali, multinodali, analogici, digitali ecc. Il processo sociotecnologico metterà in gioco delle persone, dei gruppi, degli artefatti, delle forze naturali di ogni grandezza, con tutti i tipi di associazione che si possono immaginare fra questi elementi.

3. PRINCIPIO DI MOLTEPLICITÀ E DI INSCATOLAMENTO DELLE SCALE
L’ipertesto si organizza su un modello frattale, cioè qualsiasi nodo o qualsiasi legame, all’analisi può rilevarsi composta da una rete, e così di seguito, indefinitivamente, lungo la scala dei gradi di precisione. In certe circostanze critiche, degli effetti possono propagarsi da una scala all’altra: l’interpretazione di una virgola in un testo (elemento di una macro rete documentaria), se si tratta di un trattato internazionale, può ripercuotesi sulla vita di milioni di persone(sulla scala della macrorete sociale).

4. PRINCIPIO DI ESTERIORITÀ
La rete non possiede unità organica, né motore interno. La sua crescita, la sua diminuzione, la sua composizione e ricomposizione permanente dipendono da un esterno indeterminato: aggiunta di nuovi elementi, collegamento con altre reti, eccitazione di elementi terminali (ricevitori). Per esempio, per la rete semantica di una persona che ascolta un discorso, la dinamica degli stati di attivazione risulta da una fonte esterna di parole e di immagini. Nella costituzione della rete sociotecnica intervengono sempre degli elementi nuovi che non le appartenevano un momento prima: elettroni, microbi, raggi X, macromolecole ecc.

5. PRINCIPIO DI TOPOLOGIA
Negli ipertesti, tutto funziona secondo il principio di prossimità, vicinanza. Il corso dei fenomeni è questione di topologia, di percorsi. Non vi è spazio universale omogeneo in cui tutte le forze di collegamento o di scollegamento, in cui i messaggi potrebbero circolare liberamente. Tutto quel che si sposta deve prendere la rete ipertestuale così com’è o deve modificarla. La rete non è nello spazio, essa è lo spazio.

6. PRINCIPIO DI MODALITÀ DEI CENTRI
La rete non ha centro, o piuttosto, possiede in permanenza diversi centri che sono come tanti punti luminosi continuamente in movimento, che saltano da un nodo all’altro, che si trascinano intorno una infinita ramificazione di radicelle, di rizomi, sottili linee bianche che schizzano carte dai dettagli raffinati e poi corrono a disegnare un po’ più in là paesaggi di senso.

Praticamente, secondo Lévy, l'ipertesto è in continuo cambiamento, contiene elementi di diversa natura (immagini, suoni, ecc...), ha una struttura rizomatica, assorbe elementi esterni sempre nuovi, è uno spazio dove tutto funziona secondo il principio di vicinanza e possiede numerosi centri "dinamici".


Webliografia

Giuseppe D'Emilio, L'ipertesto, in Docente Online, 2002, http://spazioinwind.libero.it/liberscuola/index.htm

Francesco Volpicelli LI/01412




8. TESTO E IPERTESTO


Il tradizionale modo di leggere un libro di lettura, un articolo di giornale, ecc... avviene in forma lineare. L' occhio spazia da sinistra a destra e poi alla riga successiva, leggendo l' informazione dall' inizio alla fine in maniera sequenziale, paragrafo per paragrafo, pagina per pagina.
Una variante del metodo tradizionale di lettura lo riscontriamo in alcuni tipi di pubblicazioni quali: manuali, tesi di laurea, testi scientifici, ecc.., dove spesso ci troviamo in presenza di note a pié pagina o a fine capitolo, la presenza di immagini o di didascalie che ci fanno interrompere la lettura e ci inducono a volgere lo sguardo sugli elementi suddetti o a voltare pagina per poi ritornare al punto di interruzione, guidando così la lettura su piani diversi (lettura multisequenziale).
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Attualmente sta prendendo piede un nuovo modo di lettura legato al mondo del documento elettronico : l' ipertesto.
L' idea di base dell' ipertesto è di consentire al fruitore un libero collegamento fra informazioni poste in punti diversi dello stesso documento e di permettergli una consultazione personalizzata, lasciandosi guidare soltanto dalla logica del pensiero.
L' ipertesto, al contrario del testo tradizionale, ci costringe ad una lettura non sequenziale ma per centri di interesse. Qui notiamo la presenza di nodi (parola-chiave, pulsante, ecc..), che connettono tra loro vari elementi testuali o multimediali (un' immagine, un riferimento sonoro, ecc..) con un semplice clic del mouse. Per orientarsi (navigare) in questo groviglio di interconnessioni si ha bisogno di una bussola (mappa) che è semplicemente l' indice generale degli argomenti trattati.
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Webliografia

http://www.ptaroni.com/iper/ipertest.htm



9. NUOVE STRATEGIE DI SCRITTURA E DI LETTURA


Letteratura e informatica si sono molto avvicinate negli ultimi decenni; l'ipertestualità è, infatti, venuta incontro agli studi letterari offrendo una risposta alle sempre nuove esigenze dettate dall'evoluzione della tecnologia.
Ciò significa che il carattere non sequenziale dell'ipertesto più si avvicina alle reali caratteristiche dello sviluppo della conoscenza, che è perlopiù un insieme di input dalle svariate provenienze.
Il rapporto tradizionale che si instaura tra scrittore e lettore, perciò, cambia notevolmente nel mondo ipertestuale.
Se questo rapporto sul piano cartaceo è caratterizzato da una passività del lettore, al quale viene proposto un prodotto da leggere sequenzialmente, nell’ universo dell’ ipertestualità è il lettore a decidere di volta in volta quale percorso intraprendere attraverso i vari collegamenti ipertestuali.
Questa varietà di possibili scelte da parte del lettore, unita alla natura rizomatica dell’ ipertesto, è, per un verso, una immensa risorsa di informazione, ma ha come inconveniente la tendenza a fuorviare il lettore con il rischio di disperderlo nell’ immensità del web.
Anche l’autore, dal suo canto, è in balia delle regole sulla diffusione ipertestuale e, se per un certo verso la sua visibilità è di grandi dimensioni nel web, dal punto di vista contrario la natura dispersiva e le immense dimensioni del contenitore fanno sì che questa visibilità si traduca in una goccia nel mare.
Il rapporto autore-lettore è, quindi, riconsiderato nel momento in cui le strategie dell’ autore perdono il loro valore, quando si scontrano con la sconfinata possibilità di scelta del lettore che si avvicina all’ ipertesto.
Questa maggiore autonomia, o “nascita”, del lettore porta a quella che Roland Barthes chiama: ”morte dell’ autore”. Il centro dell'attenzione diviene quindi il lettore; è lui il fulcro catalizzatore dei molteplici input provenienti dalle differenti culture e dai vari mezzi di comunicaziione.
Questa teoria non è mai stata così attuale e le nuove generazioni di teorici letterari vi si sono adeguati.

Fabio Di Paolo LI/413



Bibliografia

ANTONELLA ELIA, Inchiostro digitale. Tecnologie e scienze umane: scrivere, comunicare, insegnare con i nuovi media, Napoli, Esselibri, 2004.




10. L' IPERTESTO... SECONDO ME


Il testo tradizionale con l' introduzione delle nuove tecnologie multimediali ha perso il primato di una volta. Oggigiorno, infatti, si è diffuso il concetto di personal computer per i più svariati usi, ed in maniera particolare, per Internet. E' ed è proprio qui che, durante le proprie fasi di ricerca, quasi sempre ci si ritrova dinanzi ad una serie di testi che consentono al lettore di scegliere il proprio percorso a seconda degli obiettivi predisposti. La caratteristica fondamentale di questi brani elettronici, ovvero ipertesti, consiste nella possibilità di potersi autogestire in modo del tutto personale, senza seguire un filo conduttore preimpostato. E' chiaro quindi, che quando si ha a disposizione una vasta gamma di materiali, occorre avere una capacità critica tale da selezionare specificamente le informazioni di cui si necessita. Inoltre, la non sequenzialità si collega ad un' ulteriore caratteristica, quella della multilinearità che definsce ancora meglio la fase di attività-interattività che permette all' utente di "saltare" da un punto all' altro, grazie alla presenza di collegamenti ipertestuali. Insomma, non esiste testo di maggior apertura pubblica, dal momento che questo strumento può essere aggiornato, personalizzato, integrato ad altri file multimediali, e così via. Da qui, dunque, emerge la praticità e la comodità di congiungere realtà differenti al fine di instaurare nuove forme di comunicazione nell' infinita rete telematica. Di fronte a questo sviluppo non c' è da meravigliarsi, l' importante è che tutto ciò sia di buon auspicio, soprattutto per le generazioni moderne, che vengono catapultate nell' attuale World Wide Web.

Lorella Improta




11. L’IPERTESTO: STORIA E SIGNIFICATO


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Il modello di ipertesto è nato all’ inizio degli anni sessanta con Theodor Nelson.
Nella seconda metà degli anni sessanta cominciarono ad apparire alcuni sistemi ipertestuali, alcuni ispirati alle idee di Nelson, mentre altri nacquero in modo indipendente. Ad ogni modo, durante questo periodo tutta la ricerca sull’argomento venne condotta nei laboratori di università e centri di ricerca. Con l’inizio degli anni ottanta la ricerca sui sistemi ipertestuali ed ipermediali cominciò ad uscire dai laboratori per approdare nelle aziende commerciali, le quali iniziarono a guardare con interesse alle potenzialità fornite da insiemi destrutturati ma organizzati di informazioni. Parallelamente, cominciarono ad essere disponibili computers personali (microcomputer e workstation) dotati d’interfaccia grafica, sulla quale era possibile implementare, efficientemente ed a costo relativamente basso, sistemi ipermediali particolarmente evoluti e piacevoli da usare.
Questi due fattori portarono quindi alla creazione di moltissimi sistemi ipertestuali, e quasi tutti divennero dei prodotti commerciali.
La parola “ipertesto” è stata, quindi, inventata da Theodor Nelson negli anni settanta. Per Ipertesto si intende una scrittura sequenziale che permette il collegamento tra informazioni che si trovano in punti diversi di un documento. Va sottolineata la differenza d'impostazione tra la pagina di un libro (o di una rivista) e la pagina Web. La prima contiene un testo che si sviluppa in capitoli, paragrafi ecc., mentre la seconda dovrebbe essere contenuta nello schermo del computer (quindi è sempre una sintesi) e, grazie ad una serie di colegamenti successivi, dovrebbe potersi trasformare in un'encioclopedia.
In pratica per consultare una argomento di un volume cartaceo, si è costretti a prendere tutto il volume, mentre per consultare un argomento di una pagina Web è sufficiente richiamare solo l'argomento che interessa, a tutto vantaggio della velocità di consultazione e... di apertura della pagina.

Valeria Ambrosino LI/940



12. SFOGLIANDO LE PAGINE DELL'IPERTESTO



Il termine ipertesto è un adattamento dell'inglese "hypertext", la parola, coniata da Theodor Holm Nelson negli anni Sessanta. Pare che Nelson intendesse riferirsi all'uso che del termine si fa in geometria, dove ciò che è "hyper" è esteso su uno spazio tridimensionale. Il secondo elemento della parola è "text", 'testo', ripreso dal latino textum o textus, ovvero 'intreccio, trama'. Un ipertesto, dunque, è un testo "tridimensionale", più esattamente è un insieme di blocchi o frammenti testuali collegati elettronicamente fra loro secondo una rete di interconnessioni semantiche non sequenziali.
Per sfruttare la struttura reticolare che li denota gli ipertesti digitali sono provvisti di un sistema di interfaccia particolare, infatti, per informare il fruitore della presenza di un collegamento o link, alcune parole o intere frasi sono evidenziate con artifici grafici, in modo da rendere visibile la presenza di una zona attiva, agendo sulla quale è possibile aprire un altro frammento testuale.
L’organizzazione dell’informazione contenuta in un ipertesto è così multipuntiforme, multilineare, reticolare, trasversale, non conosce un’unica sequenza prestabilita, come il testo inteso in senso classico, ma una potenziale infinità di sequenze differenti legate alle scelte del fruitore.
Pertanto l’ipertesto digitale abbandona la logica lineare del testo tradizionale stampato per una struttura "rizomatica", disaggregata, destrutturata, parallela, che si presta a modalità di lettura trasversali ed in cui è impossibile delineare un inizio, una fine, un centro.
Il temine "hypertext", come si è già detto, è stato coniato da Theodor Holm Nelson negli anni Sessanta, nell'ambito di ricerche tese ad individuare un nuovo sistema di archiviazione delle informazioni. Prima di Nelson, negli anni Quaranta, era stato Vannevar Bush, ingegnere elettronico del MIT, a immaginare una macchina capace di creare riferimenti e di passare istantaneamente da un documento all'altro. La macchina, denominata Memex, nei suoi intenti doveva simulare il funzionamento della mente umana e consentire di automatizzare la gestione associativa dell'informazione. Un paio di decenni dopo, anche su ispirazione delle intuizioni di Bush, Nelson ideò il progetto Xanadu, un programma in grado di collegare una rete mondiale di computer, in cui si potevano immagazzinare testi ed informazioni di tutti i generi. Chiunque poteva leggere i testi, modificarli e inserirne di nuovi. Nessuno dei due progetti troverà però una concreta realizzazione, a causa della mancanza delle tecnologie adeguate, ma la struttura sequenziale e lineare di organizzazione delle informazioni veniva intanto messa in discussione.
Le intuizioni di Bush e Nelson hanno ispirato tutta una serie di ricerche volte ad ottimizzare la gestione e l'archiviazione di documenti ed informazioni su supporto digitale. Comunque solo negli anni Novanta l'ipertesto conoscerà una larga diffusione, a causa di una serie di eventi che si inscrivono tutti nel contesto della "rivoluzione digitale" degli ultimi anni: la nascita di sistemi operativi che sfruttano ambienti grafici user friendly, come McIntosh e Windows, lo sviluppo di hardware sempre più adatto a supportare applicazioni multimediali, l'espansione del mercato dei CD-ROM, la diffusione, ormai su larga scala, dei personal computer. In questo quadro di rapidi e sempre più sorprendenti progressi le fortune dell'ipertesto sono però state segnate, in particolar modo, dall'avvento di Internet, la rete delle reti, alla cui affermazione ha contribuito essenzialmente la diffusione, a partire dalla fine del 1992, di un nuovo linguaggio, l'HTML (Hyper Text Mark-up Language). Con l'HTML si possono costruire interi sistemi di pagine interconnesse in formato ipertestuale, cosa che in definitiva ha permesso la realizzazione e l'affermazione presso il pubblico degli utenti del World Wide Web, la grande ragnatela di ipertesti che ha reso popolare Internet.
Ed oramai io credo che l'umanità sia diventata dipendente dal sistema ipertestuale e secondo il mio modesto parere ciò è un bene, nell'ottica di un'ipertestualizzazione totale che comprenda tutti gli ambiti della società moderna; cosa che potrà solo andare ad aiutare una civiltà in continua corsa contro il tempo e alla ricerca della strada più rapida.

Francesco Barone



Webliografia
http://web.tiscali.it/andreanet/definizione_ipertesto.htm




13. CONSIGLI PER LA CREAZIONE DI UN IPERTESTO


Lo sviluppo e la documentazione
Dopo aver scelto l'argomento dominante dell'ipertesto, si puo' procedere allo sviluppo dei sottoargomenti. Questo lavoro puo' essere seguito servendosi di carta e matita, o ancor meglio con il computer per lavorare in modo più rapido e pulito. In questo caso possiamo usare due strumenti per strutturare un ipertesto:
- il primo è l'outliner, o modalità "struttura" presente in qualsiasi word processor (ad es. Word), che consente di partire dai livelli prinicipali e sviluppare i livelli secondari.
- il secondo è la mappa mentale, che permette di rappresentare in forma grafica un processo di pensiero.

La struttura
Se nella stesura di un testo si procede in maniera sequenziale, quando ragioniamo in maniera ipertestuale andremo a creare un sistema di link ad altre pagine e ad altri ipertesti. L'importante è avere sempre ben chiara in mente l'idea di "apertura" e di interazione con il lettore/navigatore che può attivare un link come non attivarlo, andare su una pagina o un'altra. Se un testo deve essere definitivo quando viene dato alle stampe, un ipertesto può essere sempre modificato e aggiornato. Ciò non significa che le prime edizioni possano essere sciatte e sgrammaticate, ma è sempre possibile migliorare ciò che era stato fatto, ripulire la forma, aggiungere un'immagine o un link, sviluppare un sottoramo. L'ipertesto va quindi pensato come struttura che cresce nello spazio e nel tempo.

L'interfaccia utente
Quando si apre l'home page del nostro ipertesto, cosa succede? Nel caso di un libro possiamo sfogliarlo, consultare il sommario, scorrere qualche capitolo. Nell'ipertesto invece l'home page è l'unico ambiente di accesso. Le porte che conducono alle altre stanze devono essere ben visibili, per invogliare ad entrare. Menu, barre e pulsanti di navigazione devono essere chiari e intuitivi. E' importante far navigare qualcuno che non conosce il nostro lavoro, al fine di assicurarsi che la lettura dell'ipertesto sia possibile facilmente e non presenti ostacoli. Assicurarsi infine che le pagine non siano vicoli ciechi da cui non si sa come uscire, che sia sempre possibile accedere alla home page dalle altre pagine, che i caratteri siano abbastanza grandi e di colori che non compromettano la leggibilità.

Webliografia
**http://www.letteratour.it/critica/b00santuu02.htm**



14. ASPETTI PROBLEMATICI DI UN IPERTESTO

Accanto a tanti vantaggi, gli ipertesti talvolta possono presentare una serie di aspetti problematici:
  • Spesso i nodi ipertestuali (unità dotate di autosufficienza comunicativa verbali e non) risultano eccessivamente lunghi e si è spesso costretti a far scorrere troppo a lungo il testo.
  • Gli ipertesti risultano poco adatti per scrivere testi di tipo retorico-argomentativo; inoltre sarebbero poco adatti anche per il lettore che seguirà il ragionamento più difficilmente rispetto a quanto farebbe in una scrittura piana e distesa.
  • L'ipertesto può facilmente trasformarsi in "ipercaos" e c'è il rischio di disorientamento.
  • Perdita di concentrazione nel fronteggiare contemporaneamente più compiti e più percorsi.
  • Problemi nel capire l'organizzazione generale del materiale. Per questo è assolutamente necessaria una buona interfaccia, che aiuti il navigatore a non perdersi tra le informazioni.
  • La molteplicità di immagini può risultare distraente. Spesso infatti queste costituiscono un fattore di disturbo per la memorizzazione delle informazioni.
  • L'ipertesto a volte può non portare a dei risultati positivi se ci si muove all'interno in modo casuale e senza motivazione, praticando una sorta di "zapping".
  • L'ipertesto può essere negativo per tutte quelle persone che hanno basse abilità cognitive e traggono maggior giovamento da una metodologia di istruzione più strutturata.

Webliografia
**http://xoomer.virgilio.it/lguarag/vajont/ipertesti.html**




15. VANTAGGI DI UN IPERTESTO

L' ipertesto può anche presentare grandi vantaggi soprattutto nell'organizzazione dei contenuti e nell'arricchimento personale riguardo ai metodi di apprendimento o di rielaborazione di contenuti. Infatti noteremo:
  • Pulizia e chiarezza del testo: i contenuti vengono disaggregati e non si presentano più in lunghi blocchi omogenei e compatti.
    La disaggregazione si può ottenere anche nei testi a stampa, tramite espedienti grafici come gli spazi bianchi tra i paragrafi ecc. Con il testo elettronico tutto ciò diventa più semplice.
  • Facilità di accesso e reperimento delle informazioni.
  • Viene esaltata ed enfatizzata la possibilità di istituire connessioni e relazioni non sequenziali tra le informazioni. Bisogna perciò rivedere il modo di scrivere, scrivere non più in modo lineare, ma da ogni pagina farne nascere altre e poi individuare i nessi tra una pagina e l’altra. Ciò è di grande interesse dal punto di vista didattico.
  • L'esaltazione dei processi non lineari di associazione può provocare l'acquisizione di un modo complesso di pensare al sapere, rigettando una rappresentazione della conoscenza come frammentata in diverse discipline specialistiche, e favorendo uno stile cognitivo della complessità.
  • Le funzioni di orientamento e di "navigazione" offerte dagli ipertesti possono stimolare un apprendimento caratterizzato dalla produzione più attenta ed esperta di mappe concettuali relative al dominio di conoscenza trattato.
  • La necessità di strutturare l'informazione in piccoli blocchi semanticamente autosufficienti favorisce la capacità di sintetizzarne il contenuto.
  • Oltre a servire da connessione fra i nodi, i legami forniscono informazione, più precisamente l'informazione circa le relazioni esistenti fra i nodi: relazioni subordinate, sovraordinate, associative ecc.
  • Presenza di una grande quantità di informazioni in spazi fisici molto ridotti, ma soprattutto grande quantità di legami e connessioni che è possibile costruire fra le informazioni ed offrire al discente.
  • Viene esaltata l'intertestualità ( = ogni testo puo' essere compreso solo facendo riferimento ad altri testi). Si possono così accostare al testo tutte le possibili informazioni ad esso collegabili, dando vita ad un vasto insieme di nozioni in cui il lettore può spostarsi liberamente.
  • La forma multi-codice (video, testi, suoni...) dell'informazione proposta può divertire, suscitare interesse, favorire la memorizzazione dei contenuti.
  • La possibilità offerta di scegliere la propria "rotta" favorisce la personalizzazione dei percorsi di apprendimento. Facilitando la possibilità di associazione non sequenziale delle informazioni, l'ipertesto simula i percorsi della nostra attività di pensiero.

Un sistema ipertestuale favorisce quindi ciò che da molti anni è considerato un fattore importante dell'apprendimento: porre il processo di istruzione sotto il controllo, sia pure parziale, del discente. Chi studia ha a disposizione uno strumento flessibile ed interattivo e può seguire un percorso personale di ricerca dell'informazione e di costruzione delle competenze.

Webliografia:
http://xoomer.virgilio.it/lguarag/vajont/ipertesti.html




16. L' IPERTESTO LETTERARIO



Le innovazioni tecnologiche hanno influito notevolmente sul Novecento letterario. Il passaggio dalla macchina da scrivere ai computer ha apportato una fondamentale metamorfosi alla scrittura e molti sono gli scrittori che rappresentano questo mutamento, anche nelle trame dei loro romanzi e racconti (es. Il pendolo di Focault, Umberto Eco).
Alcuni scrittori, come Andrea Camilleri, hanno addirittura modificato la veste grafica dei loro romanzi inserendo elementi che non sono una semplice appendice o un surplus ma parte integrante del racconto (es. La scomparsa di Patò, Andrea Camilleri). Altri, come Alessandro Baricco, si sono limitati a rivoluzionare l' utilizzo della punteggiatura o la suddivisone delle parti di un testo.

Tuttavia, è l' ipertesto letterario vero e proprio, ovvero opere narrative scritte solo su moduli elettronici senza corrispettivo cartaceo, che ha subito i cambiamenti più sconvolgenti. Questi non possono essere letti con un criterio sequenziale ma offrono al lettore diversi percorsi: vi sono tante storie quanti sono coloro che leggono, non esiste una sola sequenzialità.
Michael Joyce, Shelley Jackson, Miguel Angel Garcia, Filippo Russo, sono noti esponenti di questo panorama.

Ovviamente, l' ipertesto letterario non nasce soltanto negli ultimi decenni con la grande svolta di Internet e della tecnologia applicata alla comunicazione, bensì attraversa molta letteratura del Novecento, dal Dadaismo alle teorie di Barthes, da Focault a Derrida.
Questo scenario, soprattutto in Italia, è ancora poco noto e forse anche meno sviluppato rispetto ad altri paesi come gli Stati Uniti, ma rappresenta sicuramente una frontiera che verrà raggiunta e varcata, se è vero, come sostiene il teorico dell' ipertesto George P.Landow, che è la tecnologia che dà nuova linfa alla scrittura, alla letteratura.


Webliografia:
http://vocativo.splinder.com/post/5512316
http://it.wikipedia.org/wiki/Ipertesto

17.IPERTESTI OFF LINE VS IPERTESTI ON LINE


Gli ipertesti possono essere suddivisi in due grandi gruppi: off line e on line .Gli ipertesti on line sono memorizzati su un supporto fisico, come ad esempio un CD-ROM, un floppy disk o un hard disk.Per ipertesti on line si intendono invece i siti web: dai giornali multimediali alle pagine gestite da enti pubblici, dalle soap opera on line alle pagine html create dai singoli utenti. La differenza di base tra queste due famiglie di ipertesti consiste nel fatto che, per gli ipertesti on line si può effettivamente parlare di testi "aperti", la cui connessione con il resto della Rete attraverso collegamenti ipertestuali (link) li trasforma in oggetti dai contorni poco definiti. Per gli ipertesti off line questo discorso non è valido, le letture possibili di un'enciclopedia multimediale sono numerosissimi, potenzialmente infiniti, ma comunque non si esce dal territorio delimitato dalla rigidità del supporto e dall' intenzionalità dell'autore. Il gruppo degli ipertesti off line é l'anello che congiunge i testi tradizionali, di cui conserva la rigidità dei contorni e la finitezza dei contenuti, con gli ipertesti su Rete, che invece potenzialmente possono rimandare ad un numero infinito di ipertesti collegati. Negli ultimi anni si assiste alla nascita di "ibridi", ad esempio enciclopedie che prevedono aggiornamenti o approfondimenti via internet, o siti che sono più chiusi o rigidamente delimitati.



Bibliografia

ANTONELLA ELIA, Inchiostro digitale. Tecnologie e scienze umane: scrivere, comunicare, insegnare con i nuovi media, Napoli, Esselibri, 2004.




Come nasce l'ipertesto?
external image enegelbart.jpgDouglas Engelbart

Nel 1960, Douglas Engelbart - che più tardi inventerà il mouse e realizzerà il primo word processor - in un laboratorio dello Standford Research Institute, attraverso il computer realizzò un sistema di comunicazione con cui un gruppo di utenti potevano scambiarsi informazioni in modo ipertestuale. Questo sistema fu chiamato Augment, perché si basava sul concetto di "aumento" che la tecnologia può fornire all'uomo.
In questo contesto, nel 1965,Ted Nelson coniò il terminehypertextipotizzando un sistemasoftware in grado di memorizzare i percorsi, i dati e le note compiuti da un lettore.
Le sue idee si possono però far risalire a un altro autore:Vannevar Bush , che nel secondo dopoguerra ricopriva l'incarico di direttore dell'Office of Scientific Research and Developmentdegli Stati Uniti e che progettò una macchina, ilmemex, che avrebbe dovuto simulare la capacità associativa mentale dell'uomo.
Negli anni '70 Nelson annunciò ilprogetto Xanadu con il quale l'utopia presente nel progetto delmemex trovava una prima concreta realizzazione attraverso l'elaboratore. Il sistema era una struttura aperta e modificabile dall'utente che comprendeva un apparato di ipertesti ampliato da un sistema diediting elettronico.


Stefania Di Maio LI/01619
Webliografia: http://scuolamessina.altervista.org/biennio/ipertesti/index.html

19 L'IPERTESTO




Nell’ipertesto si abbandona la secolare abitudine alla lettura lineare, sequenziale, stabilita definitivamente, una volta per tutte, dall’autore di un testo, per passare ad una lettura che, ovviamente sempre sulla base del materiale fornito dall’autore, vede il lettore come protagonista, non più come fruitore passivo.

Ciò che consente questo processo sono i link o “parole calde”: ad alcuni termini di un ipertesto viene associata la possibilità di collegarsi, al semplice click del mouse, ad altre parti dell’ipertesto. Il percorso di lettura che ne consegue, quindi, è deciso dal lettore. Certo, il “luogo” in cui la non linearità di questa nuova possibilità di percorso di lettura si dispiega in tutta la sua interezza è la navigazione nel Web: nessun autore può padroneggiare, imporre i percorsi che il lettore-navigatore può seguire, ma già nell’ipertesto la comparsa di una modalità completamente nuova di fruizione di un testo appare con molta evidenza.

L’ipertesto è dunque una scrittura non sequenziale, un testo ramificato che consente al lettore di scegliere come leggerlo.

Il primo ad usare questo termine è stato Ted Nelson, negli anni Sessanta, riferendosi ad un insieme di materiale scritto e/o iconico interconnesso in maniera molto complessa e, quindi, non adeguatamente rappresentabile su supporto cartaceo.

Una più approfondita analisi del concetto di ipertesto ce la offre Paul Landow che, in un’intervista pubblicata su un sito Internet della RAI (www.mediamente.it), lo descrive sinteticamente così:

Definirei l'ipertesto come qualsiasi forma di testualità - parole, immagini, suoni - che si presenti in blocchi o lessie o unità di lettura collegati da link. Si tratta, essenzialmente, di una forma di testo che permette al lettore di abbracciare o di percorrere una grande quantità di informazione in modi scelti dal lettore stesso, e, nel contempo, in modi previsti dall'autore. Se dovessi definire l'ipertesto con una o due frasi, direi che l'ipertesto è una forma di testo composta da blocchi di "scrittura" e immagini collegati da link, che permette una lettura multilineare: non una lettura non lineare o non sequenziale, ma una lettura multisequenziale.


Va precisato che con il termine “lessia” si intende un’unità di lettura, un singolo blocco di testo inserito all’interno di un ipertesto.




Webliografia

Giuseppe D'Emilio, L'ipertesto, in Docente Online, 2002, http://spazioinwind.libero.it/liberscuola/index.htm